On Web
Neuromarketing Agency
0   /   100

Neuromarketing e il menù “a risparmio energetico”

Neuromarketing per il food
Inizia a leggere

Come ordinare i piatti per una migliore esperienza dei tuoi clienti

Come vengono proposti i piatti in un ristorante?
 
Chi decide l’ordine con il quale sono presentati nei menù?
 
E ancora, oggi va molto di moda, soprattutto in ristoranti di “alta cucina” la formula nella quale è lo chef a decidere quali portate far degustare.
 
Oppure, quale ordine proporre secondo una sua “illuminazione personale”.
 
Apparentemente un’esperienza enogastronomica unica ad alto valore emozionale ma a quale “costo cognitivo”?
 
Hai mai sentito parlare di “menù a risparmio energetico”?
Neuromarketing per il food

Partiamo dall’inizio.

Per dare una risposta alle nostre domande abbiamo effettuato un’analisi insieme al mio lab affiancando uno chef.

Il punto di partenza era, in realtà, comprendere quali aspetti fossero più rilevanti per i fruitori di un’esperienza degustativa in un ristorante di alta cucina.

La nostra attenzione si era concentrata in particolare su alcuni parametri come il design più ricercato del piatto o lo storytelling.  

Pertanto avevamo analizzato come potessero influenzare l’impatto emotivo e la percezione del sapore nei clienti.

Lo storytelling dei piatti

I primi risultati hanno confermato che i piatti “più ricercati” da un punto di vista visivo o piatti “raccontati” con parole che richiamassero tutti i sensi (non solo il gusto!) fossero percepiti come più “ingaggianti” dai partecipanti all’esperimento.
 
Per comprendere cosa intendo per “ingaggianti” ti voglio fornire alcuni dati della nostra ricerca:
 
Pubblico: consumatori in linea con i clienti del ristorante, tra 35 e 55 anni, con un livello socio-economico medio-alto , che amano vivere un’esperienza gastronomica di alta cucina.
 
Aspetti analizzati: il livello di “ingaggio emotivo” legato all’influenza della presentazione, del cibo e del momento in cui è servito.

Aspetti non variabili: ristorante, atmosfera, disposizione tavolo, menù, personale che serve le portate, presentazione delle portate.

Strumenti utilizzati per le misurazioniGSR, EEG e Eye-tracking. Il primo ci forniva l’intensità emotiva vissuta. Il secondo ci forniva l’interpretazione delle sensazioni e delle emozioni (in particolare il livello di “stress cognitivo provato per vivere l’esperienza degustativa”) e il terzo ci forniva i punti di interesse visivi delle singole portate (ed eventuale “distrazione visiva”).

E QUINDI QUAL'È LA GRANDE SCOPERTA LEGATA ALL’ORDINE DELLE PORTATE?

La scoperta interessante è stata che dopo la metà della degustazione proposta dallo chef (composta in tutto da 9 portate) i livelli delle emozioni e dell’attenzione diminuivano drasticamente.

I piatti non avevano più lo stesso impatto emotivo anche se erano “speciali e ricercati”.

La prima riflessione è stata che lo sforzo cognitivo fosse troppo intenso e pertanto l’esperienza perdesse di valore.
 
Infatti, è scientificamente dimostrato che la mente, in un arco di tempo più o meno lungo, ritorna al suo stato naturale ed abituale di equilibrio e tranquillità.
 
In pratica, così come il nostro organismo regola la temperatura corporea, il livello di ossigeno nel sangue o il sonno, cerca di compensare un equilibrio psicologico.
 
Questo concetto si chiama evanescenza emotiva.

secondo test neuromarketing: valle - picco - valle

Tenere conto di questa auto-regolazione emotiva, è stato importante per organizzare un menù che permettesse un minor sforzo cognitivo.
 
Analizzando i dati “piatto per piatto”, abbiamo deciso di organizzare una seconda esperienza.
 
Questa volta, il menù era composto da piatti che creassero un flusso dinamico di cambiamenti emotivi (picco-valle-picco) concludendo l’esperienza con una delle portate maggiormente “impattante”.
 
I risultati sono stati veramente interessanti!
 
La soglia media di reazione emozionale era estremamente più alta.
 
Per la presentazione dei piatti +62% mentre per la fase di degustazione la media era addirittura variata da negativa a positiva.
 
Abbiamo concluso il test con un’intervista (registrate ed analizzate con analisi di microespressioni facciali) face-to-face con i candidati.
 
In entrambi i casi hanno riportato che l’esperienza era stata molto interessante.
 
Nel primo caso il 32% aveva riportato però che era stata “lunga” (in realtà le due esperienze avevano la stessa durata).

ecco cosa ti insegna il Neuromarketing

Possiamo quindi concludere che possiamo parlare di “regolazione di emozioni” riferendoci a processi attraverso i quali siamo in grado, in modo subconscio o conscio, di controllare e bilanciare le nostre emozioni.
 
In tal modo, riusciamo a ridurre, mantenere o intensificare l’esperienza emozionale risultante dall’esposizione ad uno stimolo.
 
L’alternanza di piatti con differente impatto emotivo ha generato un risultato di un minor sforzo cognitivo da parte dei candidati con la conseguente miglior percezione dell’esperienza e dei piatti degustati.
 
E tu, hai mai provato ad una cena la sensazione di “lunghezza” o di “pesantezza” dell’esperienza anche quanto, in realtà, i tempi non erano così dilatati?
 
Scrivimi una email a m.baldocchi@on-web.net oppure seguimi su instagram e facebook se ti va. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *