immagini food che accendono il cervello
Da tempo parliamo di come realizzare immagini che possono “accendere il cervello” dei nostri potenziali clienti.
Tuttavia, non teniamo conto che, non esistendo il magic bullet (teoria per la quale esisterebbe un “messaggio universale di convincimento”) dobbiamo innescare dei meccanismi che potrebbero non funzionare con tutti (mentre con altri anche troppo!)
immagini o informazioni?
Nel mondo del food, la capacità di ingaggiare il cervello dei nostri potenziali clienti è strettamente collegata dalla sensibilità dell’individuo alla ricompensa.
Già nel “lontano” 2006 gli scienziati del Medical Research Council, in una ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience, scoprirono la stretta correlazione tra immagini e desiderio di consumo.
Il punto più interessante di quella ricerca fu la scoperta che alcuni tratti della personalità riflettono la spinta a perseguire ricompense o esperienze piacevoli, tra le quali il cibo.
Altre ricerche hanno infatti dimostrato che le persone con un’elevata sensibilità alla ricompensa hanno voglie di cibo più forti.
Non solo. Hanno anche maggiori probabilità di essere in sovrappeso.
Gli scienziati guidati dal Professor John Beaver, utilizzando la risonanza magnetica funzionale, analizzarono l’attività cerebrale di 12 uomini e donne mentre osservavano cibi altamente appetitosi, come la torta al cioccolato, cibi insipidi (broccoli), e cibo disgustoso (carne marcia).
I risultati dimostrarono che, chi aveva una sensibilità alla ricompensa più alta aveva attivazioni celebrali molto più intense.
le aree che si attivano con i meccanismi della ricompensa
La via mesolimbica (uno dei circuiti dopaminergici cerebrali), è un circuito importante per lo sviluppo dell’essere umano ed è stato identificata con il meccanismo di ricompensa cerebrale.
La via mesolimbica è composta dalle seguenti aree:
– Area tegmentale;
– Nucleo accumbens, uno dei nuclei dei gangli della base;
– Ipotalamo e ippocampo;
– Amigdala;
– Corteccia prefrontale cerebrale;
– Globo pallido;
– Ipofisi.
Il punto focale è che la sostanza che attiva questo “sistema” è la dopamina.
E qui si ha senza dubbio una prima riflessione.
Infatti, i neuroni dopaminergici sviluppano una sorta di minore sensibilità mano a mano che le ricompense diventano più familiari.
Pertanto, dobbiamo cercare di “stupire” chi ci sta davanti per stimolare in loro una reazione forte che porti ad un’azione.
Stupire? e come?
Oltre variare gli stimoli per coinvolgere il maggior numero di persone (magari usando più sensi possibile), il mio consiglio è di aggiungere altri elementi al messaggio.
Ad esempio, i benefici nutrizionali, oppure immagini non alimentari di persone che socializzano utilizzando il prodotto in particolare per stimolare chi NON è influenzato da immagini di cibi accattivanti e gustosi.
Da punto di vista neuroeconomico infatti, il circuito del valore di questi individui potrebbe richiedere una diversa attivazione per determinare una decisione di acquisto.
E tu, ti sei mai trovato davanti ad un prodotto food e non è stata la foto ad “ingaggiarti”?
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