Dare un nome al proprio prodotto è un passaggio fondamentale nel processo di vendita
I prodotti e la loro qualità sono importanti, ma i nomi giocano un ruolo fondamentale nel guidare il comportamento del consumatore.
Il nome del prodotto può fare la differenza tra successo e fallimento.
Ovviamente, dare ad un prodotto un nome accattivante lo rende più attraente.
Al di là del significato delle parole, però, si è visto che la pronunciabilità può determinare quanto ci piace ciò che stiamo nominando.
Alcuni ricercatori hanno scoperto che le persone preferiscono prodotti con nomi facili da ricordare e facili da pronunciare. Questo è noto come effetto fluidità.
L'IMPORTANZA DEL SUONO DEI NOMI
Anche il suono effettivo di una parola porta con sé un significato.
Per dimostrarti questo concetto voglio sottoporti un semplicissimo esperimento.
Osserva le due figure qui sotto: secondo te, quale dei due si chiama Bouba e quale Kiki?
La maggior parte delle persone presume che l’oggetto dall’aspetto appuntito si chiami Kiki e quello dall’aspetto morbido si chiami Bouba.
Kiki “suona” acuto e appuntito; Bouba rotondo e bulboso.
L’effetto Bouba/Kiki mostra una sorprendente coerenza interlinguistica suggerendo che questi nomi abbiano un significato in sé.
I risultati sono stati replicati anche con altre parole dal suono “acuto” e “bulboso” come “maluma” e “takete”.
L’effetto Bouba/Kiki suggerisce che un nome, oltre a portare con sé un significato, ha un suono che richiama determinate caratteristiche.
È proprio per questo motivo che dobbiamo stare attenti al suono del nome che vogliamo dare al nostro prodotto.
REGOLE PER NOMI ACCATTIVANTI
Di seguito elencherò una serie di caratteristiche che deve avere il nome di un prodotto per essere accattivante:
- Potenziale del marchio: il nome del prodotto deve essere in linea con l’immagine del brand, altrimenti nel cervello del cliente si avvieranno dei processi di dissonanza cognitiva legati alle incoerenze riscontrate. Bisogna quindi costruire fiducia nel marchio: i nomi dei prodotti giusti aiutano a stabilire la coerenza nell’identità e nell’immagine del marchio. Più siamo coerenti e più è probabile che i clienti sentano di potersi fidare del brand.
- Attrazione sul mercato: più conosciamo il pubblico di destinazione e i suoi bisogni inconsci, migliori saranno i nomi dei prodotti. Ricordiamoci di parlare la lingua del cliente per rendere il prodotto a lui familiare.
- Visibilità: dobbiamo assicurarci che il prodotto sia facile da cercare online. Semplificare la fruibilità del prodotto è sempre una buona idea.
- Unicità: non vogliamo che la nostra offerta competa con dozzine di altri articoli e avere troppa concorrenza.
LA DENOMINAZIONE GIUSTA AUMENTA LE VENDITE
Esistono diverse situazioni in cui il semplice cambiare il nome del prodotto ha portato ad un aumento delle vendite.
Rory Sutherland, nel suo libro “Alchemy: The Surprising Power of Ideas That Don’t Make Sense” racconta la storia di un pesce che veniva chiamato “Patagonian Toothfush”.
Lee Lantz, un grossista di pesce, aveva visto in questo pesce un grande potenziale per il mercato americano, ma otteneva scarso successo nella vendita.
Nel 1977, Lantz fece un semplice cambiamento: sostituì il nome con “Chilean Sea Bass”.
La domanda aumentò rapidamente. La gente era indifferente al dentice della Patagonia, ma entusiasta del branzino cileno.
Un destino simile l’ha vissuto il povero Goosefish.
Con quel nome le vendite non erano state un granché ma da quando l’industria del pesce ha iniziato a chiamarlo “rana pescatrice” è diventato una prelibatezza molto ricercata, addirittura definita da alcuni il foie gras del mare.
IL NOME SBAGLIATO
Abbiamo visto fino a qui quanto importante sia dare il nome giusto al nostro prodotto.
È importante effettuare una ricerca sulla percezione del nome da parte dei nostri clienti soprattutto per evitare eventuali doppi sensi come è accaduto ad un piccolo birrificio canadese.
Nell’agosto del 2020 Hell’s Basement Brew aveva dato ad uno dei suoi prodotti un nome non convenzionale.
Prendendo spunto dal Maori, la lingua parlata da un gruppo indigeno di neozelandesi, aveva infatti chiamato la sua nuova birra molto leggera “Huruhuru”, che letteralmente si traduce in “leggera come una piuma”.
Quello di cui l’azienda non era a conoscenza è che quella parola ha un altro significato più colloquiale: “peli pubici”.
Inutile rimarcare quanto importante sia fare una ricerca accurata prima di denominare il nostro prodotto.
Se vuoi approfondire il tema, questo articolo è un estratto del mio libro “Neurofood: il neuromarketing applicato al mondo dell’enogastronomia” edito da Hoepli.
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